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Maroni contro i pellerossa

Settembre 11, 2008 · Lascia un Commento

Roberto "Clint" Maroni

Roberto "Clint" Maroni

Ricomincia il teatrino che vede sempre il Calcio Catania nel ruolo del cattivo. Un po’ come i pellerossa degli indimenticabili western di Hollywood, un po’ come Eli Wallach nei bellissimi spaghetti western di Sergio Leone ma con la differenza che qui siamo trattati più da Kunta Kinte in un “arancini party”.

Protagonista della pellicola, il ministro dell’ Interno, Roberto Maroni che scavalcando la decisione di un organo competente come l’Osservatorio e il Casms, si è trasformato in Clint Eastwood per giustiziare “i tifosi cattivi”.

Dopo il divieto di trasferta ai tifosi del Napoli e la chiusura delle curve del S.Paolo (quest’ ultima decisione davvero ai limiti del paradosso), ecco arrivare anche il divieto di trasferta per i tifosi etnei a Milano contro l’Inter.

E tutto questo subito a ridosso del match, penalizzando oltrettutto quei tifosi che avevano già prenotato aereo, treno e quant’ altro porti a Milano.

 “La sicurezza dei cittadini e delle forze dell’ordine è la cosa più importante, il resto viene dopo. Da oggi interverrò quindi per dare indicazioni precise: elevati profili di rischio per me significa stop a trasferte o porte chiuse.” Questa la spiegazione di Maroni sulla “tolleranza zero” dopo gli incidenti fuori dallo stadio romano.

 E come mai i tifosi catanesi, da sempre legati da una forte amicizia agli interisti, sono stati esclusi da una trasferta che non è assolutamente a rischio?  Evidentemente ci trasciniamo ancora dietro le ombre e i mostri del 2 febbraio, non c’è alcun dubbio.

Interviene anche il sindaco di Catania, Stancanelli: “A Catania si è sbagliato e si è pagato ma  la città non può pagare le colpe di altri! Non accettiamo decisioni pregiudizievoli, ma sono certo che i tifosi daranno ancora una volta una dimostrazione di civiltà”.

Per l’ennesima volta dovremmo ricordare la differenza tra delinquenti e sportivi, tra gente che vuol divertirsi vedendo una partita e gentaglia che allo stadio ci va soltanto per sfogare le frustrazioni di una vita e una condizione sociale disagiata. Ma siamo stanchi di ripeterci e lasciamo che a parlare sia ancora una volta il cuore, la cultura meridionale, la razionalità. E poi anche il campo di gioco.

Categorie: Calcio Catania · Campionato 2008/09 · Serie A
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