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Palermo e Catania battono l’Italia del calcio

Usare l’aggettivo “indecente” nei confronti degli organi (in)competenti (Lega Calcio, FIGC, Uefa, etc.) sarebbe già un grosso complimento. Per questo motivo mi limito a dichiarare che sono “semplicemente schifato” da quanto è accaduto in questa settima giornata di campionato. Al di là di ogni emozione sportiva.
Soltanto Catania e Palermo, le uniche due squadre che rappresentano la Sicilia, sono scese in campo col lutto al braccio e osservando un minuto di silenzio in segno di rispetto verso la popolazione colpita dalla terribile alluvione che ha provocato, nel Messinese, vittime, dispersi, gente senza più una casa e danni gravissimi.
I 23 morti finora dichiarati erano siciliani, forse è per questo che le Eminenze, Eccellenze e Santità del calcio non si sono scomodate affinchè quelle vittime venissero ricordate in tutti (e dico tutti) i campi di gioco.
La Sicilia piange le proprie vittime, l’Italia calcistica (quella che detiene il potere, intendiamoci) si nasconde.
E allora mi chiedo per quale “caspita” di motivo sulla mia carta d’identità, alla voce “Cittadinanza”, sta scritto “Italiano”.
Per quale altro motivo, visto che parliamo solo dell’ambito sportivo, tifo per la nazionale italiana.
Ma poi rianalizzo i miei dubbi e ci trovo delle risposte che stavano messe in un angolino. Del tipo “il calcio è anche politica”. Ma certo che lo è. Qui, anzi lì, in Italia, la loro Italia, tutto è impregnato di politica. E viceversa.
Siamo siciliani, degli insignificanti e sconfinati siciliani, cosa vorremmo pretendere?
Siamo quelli che emigravano un secolo fa, 50 anni fa, forse anche oggi. Forse.
Siamo quelli che… No, questo lo pensano loro. Noi sappiamo benissimo chi siamo, quanto sia ricca la nostra cultura, quanto sia immenso il nostro cuore e infinita la nostra cordialità.
Per un ulteriore riscontro mi sono appena punto un dito con un taglierino: che strana sensazione scoprire che il mio sangue è colorato di rosso!
Chissà perchè in tempo di elezioni siamo ricordati da tutti, siamo sempre pronti ad accogliere i bellimbusti che sfoggiano i loro sorrisi da dentiera appena incollata col mastice, da un palco di una qualunque piazza.
Il mio ultimo pensiero, vero e genuino, pur se con molta amarezza, va a tutte quelle persone colpite dalla tragedia. E anche se alcune di loro più sfortunate non leggeranno mai queste poche righe, possano riposare in pace sapendo che un’intera Nazione, chiamata Sicilia, li piangerà.
A chi dovrà ricominciare una vita da zero, un sincero augurio e un incitamento a combattere vittoriosamente.

R.D. e tutto lo Staff di CataniaNews

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Zero più zero uguale uno

Ci vorrebbe un Paolucci...

Ci vorrebbe un Paolucci...

Pareggio a reti bianche e un punto per non far male a nessuno. Catania più cerebrale ma incapace di dettare legge.
Sembra una storia infinita da quando è iniziata la stagione 2009/10: bisogna decifrare, dopo un’attentissima e ponderatissima analisi, la prestazione dei rossazzurri. Poi, si sa, ognuno ha la propria chiave di lettura.
E così si creano le varie fazioni: chi rimane a dare fiducia al tecnico e alla società, chi vorrebbe la testa di Atzori, chi difende tutti a spada tratta, chi gufa pur essendo catanista. A voi la scelta.
Io mi sento di dire, con le parole più semplici, che a piccoli passi stiamo andando avanti. D’accordo, contro quell’ Atalanta sarebbe stato facile mettere in saccoccia i tre punti ma, visto l’andazzo dei “film” precedenti, accontentiamoci.
Colpevolizzare qualcuno? No, non credo sia il caso di prendersela col nostro “Takamoto” solo perchè non è abbastanza cattivo da buttar dentro due palloni facili. Un rigore non concesso? L’arbitraggio è stato scandaloso a prescindere e comunque ha penalizzato entrambe le squadre. Dunque parità, in tutti i sensi.
Atzori sta solo pagando (insieme a tutti noi) delle sviste tecniche dovute alla scarsa esperienza nel massimo campionato. Punto (non tocca a me cacciarlo o confermarlo).
Ma qualcosa mi dice che molto presto questa aria malsana cambierà. Mi riferisco al nauseabondo odore emanato dalla bassa classifica.
D’altronde, a voler essere obiettivi, questo è un campionato più strano che lo scorso anno: 12 squadre racchiuse in un “raggio” di 5 miseri punti.
E fra queste c’è il Milan, la Lazio, la Roma, il Palermo (candidato allo scudetto, secondo Zenga), il Napoli, il Cagliari che lo scorso anno sfiorò l’ipotesi Europa League.
Sono tutte squadre i cui allenatori dovrebbero essere esonerati? Rispondo a me stesso: non tutte.
Se poi vogliamo essere pignoli e minuziosi, ricordiamoci che abbiamo iniziato il campionato con una gara in casa contro la Sampdoria (ben diversa da quella dello scorso anno) e due in trasferta contro Parma e Udinese (da notare il mercato del Parma e la posizione in classifica nonchè le “scoppole” date a Lazio e Palermo).
E ancora, se non ricordo male, la scorsa stagione inanellammo tre punti nelle ultime sei giornate. Magari stiamo facendo un po’ di “beneficenza al contrario” e nessuno se n’è accorto.
Dunque, cosa manca? Il nostro mercato è stato fallimentare? Non credo proprio, considerando che a breve riavremo Ledesma a ricreare il gioco, poi anche Barrientos.
Già, quel Barrientos di cui ci viene ancora nascosta la verità, se e quando recupererà. Ma noi sappiamo aspettare. Almeno per altre 2-3 partite, giusto?
E intanto pensiamo, giustamente, se a gennaio verrà eseguita almeno quell’importante operazione di mercato che ci porterà un attaccante purosangue in rossazzurro. Magari in stile “Paolucci”.
Con due punti in classifica in cinque giornate non bisogna poi essere così pessimisti. Domenica arriverà la Roma e allora vedremo davvero il cuore e la forza di questo gruppo.

Abbonamenti in calo ovunque: i motivi

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Le società di serie A vedono scendere in maniera impressionante il numero di abbonati della loro squadra del cuore. Se non tutte, quasi tutte.
Tanto che molte società sono costrette ad effettuare forti sconti (dal 20 al 30%) per incoraggiare i vecchi abbonati. C’è chi addirittura, come il Livorno, offre al tifoso la possibilità di un finanziamento a 12 mesi.
E stiamo parlando dei settori più economici degli stadi, i cui prezzi oscillano dai 110 euro di Siena ai 295 di Catania.
I motivi? Eccone alcuni:
concorrenza televisiva spietata, partite giocate in orari molto scomodi, campagne acquisti insoddisfacenti (ma non è il caso del Catania).

E il tifoso preferisce guardare le partite della squadra del cuore comodamente dalla poltrona di casa, disertando lo stadio.
Questo è il calcio moderno, sempre più tecnologico, sempre più “affaristico”. Un business che coinvolge le società, le emittenti, tutto il resto degli “addetti ai lavori”. E che scoraggia lo spettatore.
Ma questo non deve accadere, nonostante la crisi economica che attanaglia il Belpaese (bello quanto, poi?) perchè se riusciamo a non essere ipocriti potremo confermare che i soldi in tasca riusciamo a trovarli quando si tratta di giocare il Superenalotto e simili, di scommettere nelle agenzie sportive, di chiedere un finanziamento per comprarci il nuovo televisore al plasma o il SUV. Anche se abbiamo un misero stipendio.
Non può nemmeno trattarsi di una “questione di principio” , altrimenti dimostriamo solo di amare la nostra squadra a convenienza.
Possiamo comprendere chi non ha un lavoro e si arrabatta per non saltare il pranzo, ma nonostante ciò sembra che proprio la classe più disagiata sia la prima a fare salti mortali per non “tradire” i colori della sua squadra ed essere presente allo stadio.
Se prendiamo, nel nostro caso, il Catania, ci accorgeremo che l’abbonamento (nonostante sia il più caro d’Italia) è rimasto invariato (295 euro per 19 partite, una in più della scorsa stagione).
Dividiamo 295 per 365 giorni: un caffè scarso al giorno. Una vera miseria.
Poi, magari, entriamo a farci fottere i soldi nel primo fast food american style (che non citiamo) per mangiare ogni schifezza immaginabile.
E se ai piedi non abbiamo le scarpe firmate, nonostante la crisi, ci sentiamo tagliati dal mondo e cadiamo in depressione.
Senza capire che quella “questione di principio” non fa altro che nuocere alla nostra amata squadra e che, quando poi (toccando ferro) sarà troppo tardi, la colpa sarà nostra e soltanto nostra.
Andiamo a riempire il “Massimino”!!!

Roma: non fai male!!! (Video Roma-Catania)

Dovevano essere sette e sette sono state le reti segnate all’Olimpico.
La differenza, però, sta nel fatto che stavolta il pallone non è entrato soltanto nella porta dei rossazzurri. Anzi, poco mancava che il Catania lasciasse la Rometta con le pive nel sacco.
E i giallorossi devono ringraziare Panucci se sono ancora in corsa per il sesto posto che consente di rientrare in una competizione europea.
Il Catania è stato quello che abbiamo conosciuto nella fase iniziale di questa stagione, prestazione decisamente al di sopra delle aspettative dei romanisti che erano convinti (e accadde anche al Palermo) di poter fare un sol boccone degli etnei, ormai divenuti gli eterni rivali (forse più dela Lazio).
Gongolavano gli “spallettiani” sul 3-1 pensando alla goleada dopo il momentaneo pareggio di un fenomenale Tedesco. Ma poi sappimo com’è andata. Punizione magistrale di Topolinik che manda Artur a raccogliere farfalle. E poi arriva l’incubo, quello che i più coatti capitolini chiamano “er cinese”: il nostro Taka Morimoto. Implacabile come sempre.
E se non fosse per le manie di protagonismo di Jorge “Malaka” Martinez che tenta di dribblare perfino lo spettatore in alto della curva, oggi parleremmo di un’altra partita.
Quattro a tre a tempo scaduto: indecoroso per un squadra che era convinta di arraffare qualcosa tra Champions, scudetto e Coppa Italia. Invece: zero tituli!
Fischiano indignati i tifosi giallorossi: sanno che per quella squadretta non c’è stato presente e, forse, non ci sarà futuro se saranno adottate le necessarie innovazioni.
Si esce a testa alta da un match che ci dava per iper-spacciati con la consapevolezza che la Roma (riprendendo una famosa frase dal film “Rocky”) non fa male.
Domenica si torna a giocare al “Massimino” contro il Napoli, occasione perfetta per salutare il pubblico rossazzurro in una partita spensierata.

Lo scudetto, l’Europa, la salvezza.

I giochi sono fatti: l’Inter si conferma campione d’ Italia, non tanto per la tanto decantata bravura quanto per il fatto di non avere avuto, in questo campionato, avversari validi.
Se gente come Pistocchi mi viene a parlare di una “Inter stratosferica e migliore del campionato” gli rido in faccia o gli offro una compressa di Roipnol per rincoglionirlo, almeno, più di quanto non lo sia.
Nessuno ha saputo approfittare e si è notato fin dall’ inizio. Forse mancava la Roma dello scorso anno (e qui sto umilmente affermando che i giallorossi versione 2008 erano superiori anche all’Inter), forse è più giusto dire che nessun’altra squadra ha un Ibrahimovic capace, da solo, di far vincere uno scudetto al proprio team.

Lotta apertissima in zona Champions grazie alle defaillances di Milan e Juventus. Adesso la Fiorentina può addirittura giocare per il secondo posto se il Milan dovesse fare un altro passo falso contro la Roma.
Il Genoa, pur pareggiando in casa col Chievo, rimane saldo al quinto posto e rientra di prepotenza in Europa. Segue la Roma che adesso è braccata da Palermo e Udinese.
Dando un’occhiata al calendario, pare che si deciderà tutto al fotofinish.
Così come il discorso salvezza dove il Torino, espugnando Napoli, va in fuga ma il Bologna riesce, in zona Cesarini, ad agguantarlo inguaiando il Lecce che non meritava assolutamente la sconfitta.
Vince anche la Reggina che lascia finalmente l’ultimo posto ma solo un miracolo potrà salvarla dall’inevitabile, ormai, retrocessione.
Molti errori arbitrali nella 36ma giornata, molti dei quali hanno deciso verdetti importanti. C’è da rivedere tutto il sistema delle direzioni di gara.

 

Il tabellino di Roma-Catania

ROMA (4-3-1-2): Artur; Cassetti, Mexes, Panucci, Riise; Brighi (75′ Taddei), De Rossi, Perrotta 883′ Montella); Pizarro; Vucinic (67′ Menez), Totti. A disp.: 27 Bertagnoli, 13 Motta, 21 Diamoutene, 22 Tonetto. All: Spalletti.

CATANIA (4-3-1-2): Kosicky; Silvestre, Terlizzi (83′ Silvestri), Stovini (46′ Llama), Capuano; Sciacca (46′ Izco), Biagianti, Tedesco; Mascara; Martinez, Morimoto. A disp.: 20 Acerbis, 18 D’Amico, 14 Falconieri, 9 Paolucci. All: Zenga.

RETI: 13′ Perrotta, 15′ Tedesco, 16′ Vucinic, 30′ Terlizzi (aut.); 47′ Mascara, 72′ Morimoto, 93′ Panucci.

ARBITRO: Gava di Conegliano Veneto.

Torino-Catania: continua lo squallore

Martinez, goal inutile!

Martinez, goal inutile!

Siamo quasi al termine di questo campionato e la trentunesima giornata offre qualche sorpresa e qualche conferma.
L’ Inter viene rimontata da un Palermo tonico e deciso, la Roma affonda sotto i colpi di Pandev e Zarate (che secondo il cartomante Totti non avrebbe segnato), il Milan passa di misura in casa del Chievo, la Sampdoria passeggia a Lecce, il Siena espugna Bologna, la Fiorentina batte il Cagliari, il Napoli viene fermato in casa dall’ Atalanta.
In attesa di Genoa-Juventus e Reggina-Udinese, la classifica si delinea sempre più con un’interessantissima lotta in zona Champions League fra Genoa, Fiorentina e forse anche la Roma. In zona Uefa la contesa vede protagonisti Palermo, Cagliari, Lazio e la stessa Roma.
In zona salvezza sprofondano Lecce e Bologna facendo compagnia alla quasi retrocessa Reggina che giocherà domani contro le fotocopie non conformi dell’ Udinese.

Torino-Catania finisce 2-1 con reti di Bianchi ( 83′ ), Martinez ( 85′ ), Natali ( 88′).
Nel giorno che doveva essere ricordato per gli svariati modi di aiutare le vittime del terremoto in Abruzzo (e mi si perdoni il paragone) , la vera beneficenza l’ha fatta il Catania. Al Torino, squadra che senza ombra di dubbio poteva benissimo essere sottomessa in un solo tempo. E invece si ripete la stessa situazione di Cagliari: rossazzurri senza testa nè cuore, quasi a cullarsi di una salvezza già raggiunta. Errore madornale!
Che senso ha scendere in campo se non per giocare alle belle statuine? E’ sembrato un film visto già mille altre volte: avversari in affanno, moralmente fragili, quasi demotivati se non rassegnati. Occasione ghiottissima per farne un sol boccone e invece… deja vu! Sul finire della gara passa chi non dovrebbe. Regalo di Pasqua? Cairo ringrazia, il popolo rossazzurro s’incazza e ne ha tutte le ragioni.
Morimoto tenuto in panchina fino all’ 80′ per chissà quale macabro arcano, Izco a rilevare Carboni per rincorrere chissà quale ancestrale speranza.
E, con il condimento di una passeggiata collettiva, si ripete la storia “tot tiri, tot goal”.

E le palle dove stanno?

Il mio non vuole essere disfattismo, anzi direi che finora sono stato fin troppo ottimista, ma se adesso non si tirano fuori le palle ( intese come genitali e non come elemento primario del gioco) si rischia di finire ridicolizzati.
Non voglio assolutamente credere che Zenga non sappia svolgere il suo mestiere e quindi penso che solo lui può conoscere i problemi del suo gruppo, siano essi di natura psicologica, tecnica o fisica.
Non voglio nemmeno credere ad accordi prestabiliti perchè mi sentirei ridicolo io stesso solo a pensarlo. Ma c’è chi lo dice e lo scrive.

Quelle sotto però…

Magra consolazione quella di guardare ai risultati delle altre squadre in lotta per la salvezza. Principio eticamente scorretto.
Allora restiamocene a casuccia o, in vista del caldo che sta per arrivare, andiamocene al mare. Tanto quelle sotto perdono sempre.
Il tifoso rossazzurro non è imbecille, è tecnicamente informato, calcisticamente erudito, passionalmente caldo. Ama il vero gioco del calcio, soprattutto se condito da numeri di gran classe che ai nostri ragazzi non mancherebbero.
Quindi non prendiamoci per i fondelli da soli. Rivogliamo il nostro vero Catania, quello che sa combattere sputando sangue e sudore come se ogni partita fosse una finale di Mondiale per club!
E’ l’ora di suonare la carica.

R.M.

Calcio italiano barzelletta europea

Gli highlights di Atalanta-Catania

Ormai niente e nessuno può smentire il fatto che il nostro calcio è deriso da tutti.
Si sganasciano dalle risate spagnoli, inglesi, tedeschi, francesi, olandesi, portoghesi, greci, turchi e perfino i trichechi al Polo.

Il Catania, il diavolo e l’acquasanta

La 22ma giornata di serie A stabilisce il record di sviste arbitrali che sanciscono sconfitte o pareggi assolutamente non conformi a quanto si è visto sul campo.
Iniziamo proprio dal Catania che, pur giocando la peggiore gara della stagione, si vede annullare un goal di Mascara nei minuti di recupero. Il sig. Costa, da mettere alla gogna, vede un fuorigioco che non esiste. Nelle prossime gare chiederemo degli assistenti non vedenti: magari ci andrà meglio.
Ad occhio e croce saranno almeno 7-8 i punti persi dai rossazzurri a causa degli “uomini in nero” fra rigori non concessi, reti annullate, espulsioni non decretate (vedi quell’essere immondo di Mexes e altri) e ammonizioni ingiustificate.
Insieme al Catania, ieri, hanno pagato pegno anche la Reggina (un 3-1 tondo contro la protettissima ma insignificante Roma non avrebbe fatto scandalo), l’Inter, il Palermo, il Siena, il Chievo…
Ed è troppo facile dire che “alla fine gli errori arbitrali si compensano”, semplicemente ridicolo.
Ricordiamo che il Catania ha pagato fin troppo negli scorsi due campionati:
il primo per colpa del gruppo di bulletti da cui è scaturita la morte dell’ispettore Raciti con conseguente squalifica del Massimino per l’intero girone di ritorno.
Lo scorso anno, costretti in extremis alla salvezza, “grazie” ad altre decisioni discutibilissime ma evidenti: vedi il goal dell’Inter irregolare e tutto il resto che ormai fa parte della storia.
Quest’anno si sta ripetendo lo stesso copione, non certo per demerito dei ragazzi (un calo fisico o tecnico è giustificabile, Juventus in primis docet) quanto per l’indecenza degli arbitraggi.
Se Lotito, Della Valle e Cairo (e mettiamoci anche la Sensi pur se senza motivazioni plausibili) hanno fatto la voce grossa, è il momento che il nostro caro Pulvirenti faccia sentire il timbro della sua. Fare i buoni samaritani non è molto producente.

Le mosche bianche

Parlando ancora della giornata trascorsa, le uniche partite non “pilotate” dai direttori di gara rimangono Juventus-Cagliari e Lazio-Milan. Due vittorie esterne che non lasciano spazio a dubbi ma che consacrano, innanzitutto, il Cagliari come una vera potenza di questo campionato. L’ammazzagrandi sardo stende le zebre dopo la prestazione egregia contro i biscioni.
Un elogio particolare va anche al Genoa che si va a collocare prepotentemente in zona Champions League meritatissimamente scavalcando alcune delle squadre il cui obiettivo è sempre stato quello del terzo o quarto posto.
Ma la cupola farà rimanere il Genoa in quella zona o si rischia di fare un torto a chi porta più soldi dalle prestazioni europee (vedi Rometta) ?
Ne dubitiamo, e presto vedrete tutti cos’altro succederà in questo corrotto e marcio calcio italiano.

Moviola in campo: tabù!

Come il famosissimo ponte sullo Stretto di Messina, la moviola in campo rimarrà un sogno per molti sportivi stufi di assistere ogni domenica alle mediocrità degli arbitri e assistenti di gara.
Ma ci sarà un vero motivo per il quale questa benedetta moviola non è ben vista dagli addetti ai lavori. O ce ne saranno molti di motivi.
La scusa più banale è “lasciamo il calcio com’è sempre stato”, come a giustificare una genuinità che ormai latita da qualche lustro.
Come si può, in un’era calcistica dove imperano le pay-tv, dove devi avere decoder e digitale terrestre, dove le minchiate fantascientifiche (sponsors, diritti tv, prezzi dei calciatori) hanno il sopravvento, pensare di non avere uno strumento utile come la moviola in tempo reale? Si perderebbe così tanto tempo nei giudizi o si perderebbero così tanti soldi nei malaffari di chi muove i fili?

Con la testa alla Juventus

Esaurite le polemiche, ci si prepara alla sfida con la Juve al “Massimino”. Lo stadio sarà stracolmo in ogni ordine di posti, perfino in piedi e in aria.
Settore ospiti saturo per la presenza di gruppi organizzati provenienti da ogni parte del meridione e della Sicilia che non sia Catania.
Rientra Tedesco, probabile l’impiego di Potenza sulla fascia e, speriamo, l’innesto di Dica che in questo periodo dell’anno ha un rendimento altissimo.
Non scomodiamoci molto a fare calcoli: la salvezza è sicura!!!

R.M.

Catania generoso, Gervasoni di più

Senza nulla togliere al Milan che in formazione rimaneggiata ha svolto benino la sua partita sprecando forse un po’ troppo in fase conclusiva, il Catania presentato oggi al Meazza è apparso ben organizzato, attento e a volte anche pericoloso.
Superlativa la prestazione di Bizzarri che in più di un’occasione ha salvato la porta etnea dagli attacchi di Pato,Kakà e Shevchenko. Nulla ha potuto, però, sullo sciagurato autogoal di Stovini. Sfortunatissimo Lorenzo che al 23′ del secondo tempo tentava di alleggerire in acrobazia una pericoloso tiro di Kakà.
Coraggiosissimo il modulo 5-3-2, che poi si trasformava in 3-5-2 in fase di possesso palla, studiato da Zenga.
Un modulo che ci tornerà comodo nelle prossime trasferte e che farà lamentare di meno i sostenitori del bel gioco.
La difesa ha giocato quasi impeccabilmente, spostandosi spesso in avanti per contenere il gioco dei rossoneri. Qualche svista c’è stata, è normalissimo, ma per il resto si era quasi riusciti ad imbavagliare gli attacchi avversari.
Buono il pacchetto di centrocampo, in avanti Paolucci ha avuto pochi spunti mentre Mascara aiutava anche in fase di copertura. “Topolinik” ha anche colto il palo interno sullo 9-0 con un tiro da fuori area e, di testa, si è visto parare il possibile 1-1 (al 28′) da Abbiati.
Sardo ha fatto la sua parte spingendosi sulla fascia e tentando un paio di incursioni in area milanista.
Dopo lo svantaggio, con dentro Plasmati, Martinez  e Tedesco, la squadra sembrava poter arrivare da un momento all’altro al pareggio (anche se il Milan ha avuto altre nitide occasioni in fase di contropiede).
E dopo un arbitraggio quasi perfetto, ecco che Gervasoni, al 91′ non concede un nettissimo calcio di rigore al Catania per un chiarissimo tocco di mano di Kaladze su cross dentro area di Plasmati.
Probabilmente con un Milan in vantaggio e in difficoltà, con la voglia di non sfigurare nei confronti di chi sta nelle “alte sfere”, il fischietto mantovano non ha saputo tirare fuori i coglioni per prendere una decisione importante e, soprattutto, evidente.
E così, con uno striminzito 1-0,  il Milan riesce nell’intento di strappare i tre punti necessari per non farsi sfuggire i cugini nerazzurri in classifica.
Per il Catania, fortunatamente, cambia poco. O niente, dato che chi sta sotto non ha certo fatto meglio.
Ai pochi tifosi catanesi che lamentano una mancata vittoria contro un Milan “scadente”, consigliamo di dedicarsi ad uno sport meno stressante (vedi golf o bocce): non ha alcun senso mancare di rispetto ai ragazzi che oggi hanno dato l’anima in uno stadio quasi impossibile come quello di S. Siro. Verranno tempi migliori!