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Catania-Atalanta (0-0): streaming live e radiocronaca

A Catania ha piovuto incessantemente fino alle 12,00 e il terreno del “Massimino”, in un primo momento, appariva inagibile.
Poi la tregua e la possibilità di non rinviare la partita. Stando alle previsioni dovrebbe riprendere a piovere nel pomeriggio ma non in modo da compromettere la gara. Pioggia o non pioggia, comunque, gli oltre 20.000 spettatori si preparano ad incorniciare di rossazzurro lo stadio.
Mihajlovic schiererà, quasi certamente, Morimoto titolare a fianco di Mascara e Maxi Lopez in un 4-3-3 ormai collaudato con successo.
Martinez partirà dalla panchina ma non sono escluse sorprese dell’ultimo momento.

Catania (4-3-3): Andujar; Alvarez, Silvestre (84’Augustyn), Spolli, Capuano; Izco, Biagianti, Ricchiuti; Morimoto (62′ Martinez) , Maxi Lopez, Mascara.
A disposizione: Campagnolo, Potenza, Terlizzi, Delvecchio, Moretti. All. Mihajlovic.

Atalanta (4-4-1-1): Consigli; Garics, Talamonti, Manfredini, Bellini; F. Pinto, Guarente, Padoin, Valdes (78′ Peluso); Doni, Amoruso (81′ Tiribocchi).
A disposizione: Coppola, Bianco,  Volpi, Caserta, Ceravolo. All. Mutti.

Arbitro: Trefoloni di Siena
Assistenti: Ghiandai di Arezzo e Carrer di Conegliano.
Quarto uomo: Pierpaoli di Firenze

Calci d’angolo: 6-6

Possesso palla: 51% Catania, 49% Atalanta

Ammoniti: Manfredini, Bellini, Guarente (Ata), Ricchiuti, Biagianti, Maxi Lopez  (Cat)

Espulso: Bellini al 73′ (doppia ammonizione)

Catania-Atalanta streaming live
(installare il software richiesto)

Radiocronaca Radio SIS

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Catania-Atalanta, vigilia di speranze e veleni

Il tifo del Massimino

Alla vigilia di Catania-Atalanta, importantissimo scontro-salvezza della 24ma giornata, ci sono dei punti da analizzare con molta attenzione.
Ma prima diamo spazio alle interviste pre-partita.
Le interviste

Gyorgy Garics, difensore nerazzurro: «Se a Catania non conquisteremo almeno un punto non torneremo a Bergamo. Per noi sarà vietato perdere, la nostra precaria classifica esige il risultato positivo. Inutile nascondere che la posta in palio varrà per entrambe le contendenti il doppio. Anche per questo motivo c’è da aspettarsi un Catania molto determinato che giocherà col morale alle stelle dopo la vittoria a Roma contro i laziali.»

Maxi Lopez, attaccante rossazzurro: «Il goal fatto alla Lazio è stato molto importante per me, ci tenevo a fare bene da subito e sono felicissimo perchè il mio goal è stato utile per la vittoria. Contro l’Atalanta bisogna continuare con la stessa voglia, sarà importante vincere domenica. Conto di fare ancora goal e ringrazio i tanti argentini che ci sono in squadra, grazie ai quali mi sono inserito subito bene. Mi sto trovando molto bene qui a Catania. Ho trovato una grande società, una squadra importante e la gente molto calorosa. Fisicamente mi sento già meglio rispetto al mio arrivo anche se so che devo migliorare molto, ma i progressi si vedranno partita dopo partita.»
Il modulo di Sinisa

Sinisa Mihailovic prepara l’undici anti-Atalanta affidandosi al 4-3-3 con Mascara, Maxi Lopez e Morimoto in avanti, Ricchiuti, Biagianti e Izco in mediana, affidando il reparto difensivo ad Alvarez, Spolli, Silvestre e Capuano.

Quasi certa la panchina per Martinez e Carboni ma non è escluso un loro cambio in corsa.

Oltre ventimila al “Massimino”: discriminazioni fra tifosi.

Lo stadio sarà pieno in ogni ordine di posti. La vendita dei tagliandi a prezzo popolare, voluta dalla società, ha avuto riscontri formidabili.
E’ un bene per tutti, anche per coloro che erroneamente vengono denominati “pseudotifosi” da qualche testata sportiva di poco conto che propone la questione in maniera assolutamente disfattista o, se preferite, per accendere polemiche tra tifosi fedelissimi e tifosi occasionali. Giusto per spezzare un’armonia che si è appena ricreata nel collettivo.
Se da un lato qualche abbonato lamenta il fatto di dover vedee tifosi occasionali pagare il tagliaro a meno di metà prezzo, dall’altra è anche vero che non vi è altra formula per riuscire a riempire il “Massimino” dopo la sfortunata gestione dell’ex tecnico Atzori che lasciava presagire a un ritorno immediato in cadetteria.
Quindi, crediamo sia superfluo e alquanto puerile permettersi di offendere quella parte di tifosi che, per vari motivi (per di più di natura economica) non sono riusciti a seguire il Catania costantemente.
O, peggio ancora, chiamare “pseudotifosi” coloro che erano invece realisti e che avevano ipotizzato una discesa sicura in serie B sotto la gestione Atzori: le cifre parlano chiaramente e, se non abbiamo letto bene, anche i tifosi della Juventus e della Lazio (solo per citarne due) hanno spesso parlato di lotta salvezza.
Ma nel calcio, si sa, è facile emettere sentenze soprattutto se si è coperti da gruppi di seguaci che non vedono a oltre un palmo dal loro naso e sono abituati a dare solo e sempre ragione ai loro pupilli scribacchini.

Invasioni di campo e incontri ravvicinati

Come sempre, in occasione di una gara importante che si gioca al “Massimino”, i soliti balordi hanno tirato fuori il luogo comune delle “minacce ai giocatori e falsi stewards in campo”. Come a dire che la partita sarà gestita da mafiosi, camorristi, Brigate Rosse o Nuclei Armati.
Bene, insegniamo a questi parassiti che in programmi come quello di Enrico Ruggeri, si sono avute testimonianze di donne possedute da marziani o di medium che parlano col fantasma di Homer Simpson. Ma la realtà è tutt’altra cosa.
Il “si racconta che…” fa parte dell’ignoranza che vige in Italia e che mai (ahinoi) morirà.
E se poi fosse proprio vero (putacaso, cantava Iannacci), chi impedisce ai bergamotti di aderire all’antiracket?
Nessuno ha minacciato nessuno al “Barbera”, per esempio, 0-4 del Catania. O a Torino contro la Juve (1-2), o a Roma contro la Lazio (0-1) e qualche punto pesante ottenuto altrove fuori da Catania.
Altrimenti sarebbe inutile giocarla questa partita oppure inviare le truppe armate al “Massimino”.
Ad majora.

Progetto Europa per Pulvirenti: “Anche se dovesse accadere il peggio”

Il presidente Nino Pulvirenti, nella conferenza stampa di ieri, ha parlato un po’ di tutto: progetti, situazione attuale, mercato e… non potevano mancare i rimproveri.

Progetto a breve termine.

“Come cinque anni fa, quando presi in mano il Catania, dissi che nel giro di tre campionati saremmo andati in Serie A, così vi assicuro che anche se in questa stagione dovesse accadere il peggio, noi tra un quinquennio giocheremo in Europa. Non è una promessa, ma un progetto preciso”.

La scommessa e il disfattismo.

“Quando io e Lo Monaco cominciammo questa avventura c’era il deserto. Nessuna struttura e 18 miliardi di lire di debiti. Il baratro era alle porte. Eppure dal nulla abbiamo costruito una città, calcisticamente parlando. Adesso abbiamo un centro sportivo in costruzione e siamo al quarto torneo consecutivo in A. Siamo un modello, ma ogni anno dobbiamo combattere contro il disfattismo e lo scetticismo di chi pensa che a Catania non si possa mai combinare qualcosa di buono”.

L’analisi del brutto girone d’andata.

“Capisco lo scoramento dei tifosi ma io credo fermamente alla salvezza. Si parla molto dell’assenza di un attaccante, ma rispetto allo scorso anno abbiamo segnato lo stesso numero di gol subendone, però, molti di più. Da dove nasce quindi il problema delle punte? Ve lo dico io: nasce dal fatto che la squadra produce un maggiore numero di palle gol rispetto alla scorsa stagione e quindi si ha l’impressione di sbagliare di più. Ma se creiamo di più significa che non siamo così scarsi come si dice”.

Il mercato di Gennaio e la prossima contro la Juve.

“Serve qualcosa in tutti i reparti, concorderemo il da farsi con l’allenatore. Capita di partire male, ma dobbiamo essere capaci di tapparci le orecchie, mandare al diavolo i disfattisti, farci forza e andare avanti. Bisogna rompere questo circolo vizioso. Tra infortuni e rendimento al di sotto delle aspettative sinora è mancato l’apporto di alcuni giocatori. Ma non molliamo. Ci aspetta la Juventus, mi auguro che a Torino la ruota giri e la fortuna per una volta sia dalla nostra. Penso che la quota salvezza sia tra 37 e 40 punti, ma è inutile fare calcoli, andiamo avanti passo dopo passo. Sono sicuro che il girone di ritorno riserverà molte sorprese”.

Il nostro commento:

Apprezziamo tantissimo l’ottimismo di Pulvirenti e crediamo alla sua buona fede. Ci auguriamo, però, che in caso di retrocessione si torni a riempire lo stadio Massimino come nei tempi che furono per poter risalire rapidamente in A e mandare avanti un nuovo progetto. Possibilmente senza Lo Monaco che di fede catanista non ha nulla.

La parola ai tifosi: “Grazie a Dio non mi chiamo Roberto Condio!”

editorialeInchiesta della procura federale su Catania-Roma e siamo sommersi di e mail di amici catanisti.
Ne abbiamo scelta una che rappresenta più o meno il pensiero di tutti. Compreso il nostro.

“Vorrei esprimere il mio dissenso su quello che alcuni presunti giornalisti hanno negligentemente scritto per diffamare il Catania dopo la brillante vittoria contro la Roma. Ne cito tre che su tutti si sono dimostrati dei pagliacci servi del potere: Piero Torre (Corriere),Alessandro Austini (Tempo), Roberto Condio (Stampa).
Ho già scritto a loro ma come era previsto nessuno ha avuto il coraggio di rispondere, ecco perchè ho fatto girare questa email nei siti e nei blog catanisti sperando che tutti possano dare voce a noi che ogni domenica seguiamo con entusiasmo la nostra squadra portandoci pure i figli allo stadio.
Cosa stanno facendo i nostri politici per difendere la nostra città e per dimostrare che Catania è una piazza civilissima? Abbiamo pagato abbastanza per quei delinquenti del 2 febbraio,che cos’altro vogliono da noi?
Questi (snip) scrivono di Catania come un inferno, di aggressioni e di minacce e di tutto quello che in realtà non hanno mai visto e si decide di aprire anche un’inchiesta.
Non gli va giù che siamo una realtà o forse portiamo fastidio trovandoci ad occupare un posto in classifica che deve essere dato ad altre squadre più raccomandate?
Come mai non è stata aperta un’inchiesta nei confronti della Roma e degli accoltellamenti avvenuti all’Olimpico?Come mai un trans come Mexes rimane impunito e uno zoticone come Totti può sputare e rivolgere parolacce agli arbitri senza subire squalifiche?
Per loro è facile atteggiarsi a vittime… non hanno mai vinto un (snip) in 80 anni di storia e se la prendono con noi.
Chiedo ai nostri politici che stanno a Roma di muoversi il sedere per salvaguardare il Catania e di non cercarci solo in tempo di elezioni.
Grazie e buone feste.
Maurizio”

Caro Maurizio, noi abbiamo già scritto tanto sulla meschinità di certi individui.
Rispondiamo sia a lei che agli altri catanisti che hanno scritto al nostro blog con una semplice frase:
siate felici di non chiamarvi Roberto Condio, Alessandro Austini o Piero Torre; di parassiti è già pieno il mondo.
Spero che anche altri siti e blog possano pubblicare queste giuste puntualizzazioni.
I nostri più sinceri auguri per un felice 2009.

Roberto Marino e lo Staff di Catania News

Ammazziamo Pulcinella! Il Sud si ribella alla ghettizzazione

Spesso si punta il dito contro una tifoseria e accade che le voci rimbombano in maniera talmente forte da far credere all’opinione pubblica che tutto sia vero e sistematico.
Ne sa qualcosa il Catania dopo gli scontri del 2 febbraio 2007,  quando per colpa di un gruppetto di bulli esaltati ha dovuto giocare tutto il resto del campionato senza i suoi tifosi e lontano dal “Massimino”, raggiungendo la salvezza solo all’ultima giornata. Ne sa qualcosa anche il Napoli dopo la “combine” del treno devastato nei pressi di Roma. Nient’altro che una combine, una trappola dove far scivolare la squadra-emblema dell’intero Sud.
Se qualcuno crede che si tratti di vittimismo commette un errore alquanto grossolano e di qualunquismo gratuito.
La realtà dei fatti è ben diversa e ce la racconta in questo eccezionale video intitolato “AMMAZZIAMO PULCINELLA!” (tra i più visionati di YouTube) AngeloXG1.
Riportiamo testualmente la descrizione dello stesso video sperando che faccia riflettere perfino i più scettici.
“I MEDIA RIEMPIONO I PALINSESTI DI NAPOLI E TACCIONO QUANDO SI TRATTA DEL RESTO DELLA PENISOLA.
Ormai è chiaro che la questione sportiva mascheri quella sociale. La realtà é una sola: é in atto un’emarginazione e una ghettizzazione del popolo napoletano a tutti i livelli. Domenica 16 Novembre si sono verificati tafferugli gravi dentro e fuori lo stadio Olimpico di Roma. Ben trenta poliziotti feriti e contusi, dieci arresti: questo il bollettino di guerra. Tutto questo in nome di una vendetta contro le forze dell’ordine a seguito dell’omicidio Sandri, ma gli scontri si sono verificati anche tra le opposte tifoserie.
Inutile citare i gravi scontri relativi al derby di Torino e quelli dello scorso anno al Foro Italico a seguito proprio dell’omicidio di Gabriele Sandri. Nelle cronache recenti si può attingere a piene mani per trovare casi gravi. Ma é ormai assodato che gli unici fatti ad essere degni di censura sono quelli (inesistenti) del (fantomatico) treno devastato che portò i napoletani a Roma il 31 Agosto. In tutta Italia si ascoltano i soliti cori beceri anti-napoletani. Milano, Bergamo, Verona, Brescia, Roma ma anche latitudini più basse; dappertutto Napoli è ormai bollata e la sensazione che tutto questo sia autorizzato e impunibile perchè impunito. I giornalisti napoletani trovano in trasferta condizioni estreme non fortuite e non possono lavorare in serenità.
Ma il malessere, come detto, non è solo sportivo. Se oggi un napoletano mette la testa fuori dalla sua città, che sia a Nord piuttosto che a Sud, porta dentro di se una sensazione di soffocamento del proprio modo di essere, della propria napoletanità più autentica che non è vista come un valore ma come una colpa a prescindere.
L’informazione é spesso deviata quando non semplicemente amplificata solo perché il nome Napoli fa “rumore”. I telegiornali riempiono i palinsesti dei mali di Napoli come fosse una moda, una tendenza. Ci sono città bellissime al Sud dimenticate colpevolmente. Catania ad esempio, città stupenda, vive un momento nerissimo ma nessun giornalista sembra infischiarsene. Il Sud può essere abbandonato perché tanto c’è Napoli con i suoi guai che prosciuga tutte le attenzioni.
Le responsabilità di tutto questo sono da attribuire alla politica nazionale sempre pronta a cavalcare il “mostro-Napoli” per nascondere i reali problemi del paese; ai politici locali che non hanno gli attributi per rappresentarci e per difendere il nostro buon nome e la nostra cultura unica; ai napoletani stessi che in grandissima parte rovinano l’immagine stessa della città.
Francamente quest’aria sta diventando pesante, irrespirabile. I napoletani sembrano essere colpevolmente assuefatti ma se non si pone rimedio subito presto non potranno più mettere il naso fuori perché finirebbero col soffocare lentamente.
Basta!”

AngeloXG1

Walter Zenga uno di noi!

Walter Zenga uno di noi!

Walter Zenga uno di noi!

Nella giornata di ieri, domenica 9 novembre, il nostro modestissimo blog ha registrato 1.415 visite (solo poche centinaia in meno del 29 ottobre nel postpartita Catania-Udinese).
Il motivo è subito spiegato: dopo la notizia rimbalzata su tutti i siti giornalistici sportivi (noi non lo siamo) in merito alle dichiarazioni di Walter Zenga, molti tifosi del Catania ci hanno inviato le loro e mail di sostegno a favore del nostro tecnico.
Sono quasi tutti lettere aperte a MaZenga con annessi rimproveri a quella parte di pubblico che ieri al “Massimino” ha fischiato le prestazioni di Gennaro Sardo e qualche altro giocatore facendo indispettire l’allenatore.

Su tutte, spicca per coerenza e passione, quella di Gianfranco61.

“Carissimo Walter, sono uno dei tifosi che segue il Catania da sempre e che ha sofferto ma sostenuto la squadra anche quando è stata ingiustamente retrocessa nei campionati dilettantistici. Giocare nei campi polverosi dell’entroterra catanese era deprimente ma la passione mia e dei veri tifosi facevano dimenticare tutto.
Al Cibali ho iniziato a seguire il Catania nei primi anni Settanta quando militava in serie C e pure allora,anche quando il campionato andava bene,c’era sempre quella fetta di pubblico che usava fischiare se una partita o un solo giocatore non davano i risultati sperati.
Oggi il Catania occupa una posizione importante nel calcio che conta e sta facendo anche più dello storico Catania degli anni Sessanta. Ma quella piccola schiera di tifosi ingrati è rimasta e ieri la dimostrazione c’è stata quando tutti fischiavano e chiedevano di cambiare Sardo.
Mi sono anche vergognato di stare in mezzo a loro perchè quelli non li reputo tifosi e dovrebbero capire che mai e poi mai si deve andare contro la squadra.
Lei,caro Sig.Zenga, sta regalando tante emozioni alla città e il suo operato è indiscutibile.Non se la prenda se qualche tifoso con la testa vuota o qualche spettatore che si improvvisa tecnico cominciano a lamentarsi: c’è anche chi la stima come me e tutto il mio gruppo.Penso che su 20000 tifosi solo un centinaio abbiano fischiato.
Ma un professionista come Lei sa benissimo che fa parte del gioco e quindi li lasci perdere.Lasci perdere anche i giornalai che vivono di queste risorse gonfiando le notizie a loro immagine e somiglianza e continui ad allenare serenamente nella nostra città perchè NOI LA RISPETTIAMO!
Spero che questa lettera venga pubblicata e letta da chi come me ama la nostra squadra davvero.
A Lei porgo i miei complimenti e un buon proseguimento di lavoro con i rossoazzurri.
Viva il Catania e la società.
WALTER ZENGA UNO DI NOI!SARDO E SABATO NON MOLLATE!”

Gianfranco61

Catania gratta e vinci

Mi viene in mente lo slogan, di un ormai famoso spot, che dice “Ti piace vincere facile?”.
Per un puro gioco di attinenze mi rimbombano nelle orecchie i malumori dei miei concittadini, tifosi catanesi, dopo la Shoah dell’ Olimpico.
E’ una tragedia, per alcuni, il fatto che il Catania abbia perso la seconda partita di fila in una settimana. Contro la Lazio, per giunta.
Un’ onta di cui vergognarsi e per la quale molti avranno saltato la cena e, probabilmente, salteranno il pranzo del giorno dopo.
Quegli undici gladiatori che avevano raccolto vittorie preziose in casa contro Genoa, Atalanta, Chievo, Palermo e punti d’oro in trasferta contro Juventus,Reggina e Siena, si sono improvvisamente tramutati in docili cerbiatti.

La vita è tutta un quiz
E’ bastata una sconfitta e il giocattolo si è rotto. Contro la Lazio, sì. La Lazio che ha tutti i numeri per ambire a traguardi altissimi.
Eppure, il Genoa che abbiamo battuto ha bloccato l’ Udinese in trasferta. Il Siena che abbiamo battuto ha steso la Fiorentina. La Reggina stava per “terminare” l’Inter (Mou ringrazi Cordoba). Continuiamo? Meglio fermarsi qui per ricordare come quegli stessi risultati positivi conquistati con qualche stento e un pizzico di fortuna sono pur sempre numeri che, alla fine, vengono sommati per quello che è il reale obiettivo della nostra squadra: la salvezza!
Il calcio, come le aziende, si basa sui numeri. Qui contano i goal e non importa come o con chi li fai, nelle aziende conta il fatturato e vige la stessa regola: l’importante è raggiungerlo.
Per cui, classifica alla mano, ci ritroviamo ancora con un vantaggio di nove punti sulle terzultime e uno svantaggio di sette punti dalla capolista.
Già, la capolista. Che, con tutto il rispetto dovuto al Milan, vince solo grazie ad un’aurorete di Denis e giocando in superiorità numerica.
O dovremmo invidiare il gioco di Juventus e Inter che ancora latita? O,ancora peggio, la Fiorentina regina del calciomercato che non ha espresso finora il vero valore dei suoi pezzi pregiati?
Sono numeri, maledetti e antipatici numeri che fanno già gridare “Al lupo!” e che fanno vedere Zenga con occhi diversi.
E quel famoso slogan si ripropone in cerca di una risposta logica che non sia un “Gratta e vinci”.
Ti piace vincere facile? Io ho la mia risposta: No! Preferisco essere masochista e continuare ad elogiare la squadra, la società, il tecnico.

Ma qualche errore…

C’è stato e ci può stare. Gli errori servono per rimediare in occasioni prossime analoghe.
Se a Zenga adesso si attribuisce l’aggettivo di “catenacciaro” mentre prima era il tecnico risolutore, siamo un po’ tutti contraddittori.
La verità è che se a cinque minuti dalla fine un certo Foggia non l’avesse messa dentro, oggi gli animi sarebbero diversi. E i sorrisi ornerebbero i volti dei tifosi.
L’altra verità è che si può provare a cercare la prima vittoria esterna, che manca ormai dall’era giurassica, ma giocare a viso aperto contro tutti comporta i suoi rischi.
Quindi c’è da fare una scelta ardua: meglio un Catania d’assalto col rischio di non vederlo premiato dal bel gioco o meglio un Catania attento e pronto a pungere nei momenti topici?
Opteremmo tutti per la terza opzione (gioco da superstar e punti sicuri) ma cadremmo nuovamente nel mondo dell’aria fritta offertaci dalle lotterie.
Qualche errore ci può stare. Non essere in condizione ottimale, come Mascara oggi,non è un errore. Chiamarsi Ledesma e subire fallo ad ogni movimento (con l’aggiunta di una condizione fisica ancora bassa) non è un errore.
Chiamarsi Gennaro Sardo e correre a tutto campo per proporsi anche sulla fascia e vedersi scappare Foggia non è un errore ma un attimo di smarrimento.
E se Zenga non ha inserito Paolucci, probabilmente, saprà il fatto suo. O lo sostituiamo subito con Oronzo Canà?

Prossime due in casa

Ci attendono due scontri diretti al “Massimino”: il primo contro il Cagliari galvanizzato da un sonoro 5-1 rifilato al Bologna, il secondo contro il Torino che a Genova ha perso l’occasione per fare risultato (e pure la partita).
La parola d’ordine è : non sottovalutare queste due occasioni e giocare come se fossero le famose due ultime giornate della salvezza. Pensiamoci da adesso per una prossima tranquillità.

(Roberto Marino)